Perché succede
Su questi temi la solitudine non si vede, perché tutto il resto continua a funzionare. Va a scuola, esce, risponde. Nella mia pratica il segnale più affidabile non è il silenzio in generale, è un silenzio nuovo su un’area precisa, mentre su tutto il resto racconta come prima. Chi ha paura di essere frainteso o rifiutato non smette di parlare: smette di parlare di quello, e sposta la ricerca altrove, quasi sempre di notte e quasi sempre da sola.
Cosa puoi fare
- Guarda la reciprocità, non il numero. Non conta quante amiche ha, conta se c’è qualcuno con cui dà e riceve qualcosa. Un gruppo grande può essere un posto dove non si dice niente.
- Chiedi i nomi. Con chi ne ha parlato, chi lo sa, chi le è vicino in questo periodo. Un nome dice più di dieci «sto bene», e il paragone astratto con «gli altri» perde forza quando diventa una persona concreta.
- Nota il cambio di ritmo: notti sveglia, giornate spente, cose che le piacevano lasciate cadere senza una ragione dichiarata.
- Registra su che cosa è calato il silenzio. Se una zona intera della sua vita ha smesso di comparire nei racconti, è quella la zona in cui è sola.
Cosa evitare
Non leggerle i messaggi per capire: se lo scopre, quello che stava cercando di dirti non te lo dirà più, e avrai confermato la ragione per cui non lo faceva. Ed evita di interpretare a voce alta i segnali davanti a lei, perché la mette nella posizione di doverli smentire.
Quando chiedere aiuto
Poche amicizie non sono un problema. Lo diventa quando non c’è nessuna relazione in cui lei metta qualcosa e ne riceva, e la cosa dura da qualche mese. Il quadro cambia quando lo stare da sola smette di essere una preferenza e diventa una sconfitta di cui si vergogna. Se invece c’è un’esclusione attiva, o qualcuno che la prende di mira, la soglia salta e si interviene subito, anche con la scuola.