Perché succede
Per un bambino un videogioco nuovo può sembrare importante quanto il pane in tavola, e non è un capriccio: è che nessuno gli ha ancora mostrato la gerarchia. La distinzione non si impara a parole, perché a parole la sanno tutti. Si impara guardandola in azione, nei momenti ordinari in cui qualcuno decide che cosa entra nel carrello e che cosa no. Nella mia pratica vedo che la parte più utile non è insegnargli a rinunciare ai desideri, ma a riconoscerli per quello che sono. Un desiderio chiamato con il suo nome smette di essere un’urgenza.
Cosa puoi fare
- Alla spesa, mostragli la lista e distingui ad alta voce. Questo serve, questo piace. Non è una lezione, è un commento di dieci secondi ripetuto ogni settimana.
- Alle casse, invece di dire no, fai una domanda. «Secondo te è un bisogno o un desiderio? Come incide su quello per cui stai risparmiando?» Poi la decisione resta sua.
- Digli che alcuni bisogni non costano niente. Sentirsi ascoltato, sentirsi al sicuro, avere qualcuno che c’è. È la parte che di solito manca, e senza quella la lista dei bisogni diventa solo una lista della spesa.
- Quando riceve dei soldi in regalo, dividetelo in tre. Una parte per quello che serve, una per quello che gli piace, una da mettere via. Le proporzioni le decidete voi, la struttura è quella.
Cosa evitare
Non usare la distinzione per dire no a tutto: se ogni desiderio viene classificato come superfluo, smetterà di dirti che desidera qualcosa. Ed evita di far passare i tuoi acquisti come bisogni mentre i suoi restano capricci, perché la differenza la nota.
Quando chiedere aiuto
Vale la pena guardare che cosa chiama bisogno. Se ogni cosa di cui dice di avere bisogno è un oggetto che serve a essere ammesso da qualcuno, e se accanto a questo non c’è nessuna relazione in cui riceve qualcosa che non passi da lì, il tema non sono i soldi. Il quadro cambia davvero quando la solitudine smette di essere una sua preferenza e diventa una sconfitta di cui si vergogna, e questo dura da tre mesi.