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Lezioni accessibili, attività 1 · versione 0.1, in sperimentazione

Imparo a chiedere

Un chatbot come palestra per imparare a chiedere aiuto. Lo studente lavora sui propri appunti in tre mosse sempre uguali e porta ogni volta una domanda a una persona. Per insegnanti di sostegno, educatori e genitori.

  • 3mosse sempre nello stesso ordine
  • 1domanda a una persona, in ogni sessione
  • 2schede: guidata ed essenziale
  • 0dati dello studente da inserire nel chatbot

In sintesi

Il punto

Per molti studenti la difficoltà non è capire, è chiedere. Un chatbot non giudica e non si stanca: è un interlocutore a basso rischio su cui allenare il gesto. Ma chiedere al chatbot è l'allenamento, non il traguardo. Per questo ogni sessione finisce con una domanda portata a una persona.

Chiedere ha tre momenti: accorgersi di avere un bisogno, metterlo in parole, valutare la risposta e chiedere di nuovo se non basta. L'attività li allena tutti e tre, usando come materiale gli appunti dello studente, in qualunque materia. La pensiamo in particolare per studenti con disturbo dello spettro autistico, con disabilità intellettiva o con ansia sociale, e per chiunque abbia imparato a restare in silenzio quando non capisce.

Le due schede

Stesse mosse, due livelli di guida. Entrambe sono in Word modificabile, perché alcuni passaggi li completa l'adulto (il nome del chatbot, come si aggiunge una foto, le persone a cui chiedere), e in PDF da stampare.

9 pagine

Scheda guidata

Per chi è. Studenti che hanno bisogno di una sequenza esplicita, un passo alla volta, per esempio studenti con disturbo dello spettro autistico o con disabilità intellettiva.

  • Un passaggio per riquadro, con il quadratino da spuntare.
  • Le frasi da scrivere al chatbot già pronte.
  • Cartoncini da ritagliare con le frasi intere.

3 pagine

Scheda essenziale

Per chi è. Studenti più autonomi, oppure chi ha già usato la scheda guidata e conosce la sequenza: è anche il passo successivo del percorso.

  • Le tre mosse e la domanda a una persona in due pagine.
  • Cartoncini con il solo inizio della frase: il resto lo scrive lo studente.

Come funziona

  1. Metti in ordine. Lo studente fotografa i suoi appunti e scrive Metti in ordine questi appunti. È il riscaldamento: il gesto di chiedere, con il rischio più basso.
  2. Non capisco. Legge il testo, trova da solo una parola che non capisce e la chiede. Se la risposta non basta, chiede di nuovo: Non ho ancora capito. Fammi un esempio. È il cuore dell'attività, perché allena ad accorgersi del bisogno e a valutare la risposta.
  3. Cosa manca? Il chatbot non completa gli appunti: elenca tre domande sulle parti mancanti. Lo studente ne sceglie una.
  4. Una domanda a una persona. Quella domanda non va al chatbot: va all'insegnante, all'insegnante di sostegno, a un compagno. Lo studente sceglie a chi e prepara la frase per cominciare.

Due scelte da tenere ferme

  • Il chatbot non completa i contenuti mancanti. Può inventare con sicurezza, e molti studenti per cui l'attività è pensata non hanno modo di accorgersene. I vuoti diventano domande per le persone, che sono anche il motivo per andare a chiedere.
  • Anche «ho capito tutto» è una richiesta. Se lo studente non trova parole difficili, la scheda gli chiede di dirlo all'adulto: Ho capito tutto. Può controllare? È proprio il segnale «ho finito» che molti di questi studenti faticano a dare da soli. Chiedetegli allora di spiegare a voce una riga: se emerge un punto oscuro, diventa la sua prossima domanda.

Il chatbot

L'attività funziona con qualunque chatbot che accetti istruzioni fisse, per esempio un Gem in Gemini o un progetto in ChatGPT. Le istruzioni sono pubbliche e gratuite: fanno parte di ADA, Assisted Digital Autonomy, un progetto aperto di istruzioni per chatbot rivolti a studenti con bisogni educativi speciali.

  1. Parti dalle regole comuni di ADA, che valgono per ogni studente: le decisioni restano sue, il chatbot dichiara cosa fa al testo, non si presenta come un amico, non invita a tornare, e se lo studente non è al sicuro si ferma e lo indirizza a una persona.
  2. Aggiungi il modulo «Asking for help», scritto per questa attività: ordina gli appunti senza aggiungere fatti, spiega una parola in tre frasi con un esempio, se lo studente non ha capito spiega in un altro modo, e alla domanda «cosa manca?» risponde con tre domande da fare a una persona, mai con i contenuti.
  3. Completa i campi, per esempio le persone a cui lo studente può chiedere. Il progetto ha una scheda apposita e una guida all'installazione.

Le istruzioni sono in inglese, ma non vanno tradotte: c'è un campo per la lingua, e il chatbot risponde in italiano.

Privacy

Nel chatbot non serve, e non va scritto, nulla che identifichi lo studente: né cognome, né scuola, né diagnosi. Bastano ruoli o nomi di battesimo delle persone di riferimento.

Come usarla

  1. Una volta a settimana, stesso giorno e stessa ora, per 30-40 minuti. La prevedibilità fa parte dell'attività.
  2. Completate insieme la scheda Word prima di stamparla: nome del chatbot, come si aggiunge una foto sul vostro dispositivo, persone a cui chiedere. Scrivete esattamente quello che lo studente vedrà sullo schermo.
  3. La prima sessione la fate insieme, dall'inizio alla fine. Dalla seconda restate vicini senza intervenire, finché non è lo studente a chiedere: è quella richiesta che state allenando.
  4. I cartoncini restano allo studente, vicino al dispositivo. La scheda compilata torna a voi: è la traccia di cosa ha chiesto, a chi e quante volte.

Togliere gli aiuti, un passo alla volta

Gli aiuti si riducono con un calendario deciso prima, non giorno per giorno. Ogni cambiamento riguarda una cosa sola e va annunciato allo studente almeno due settimane prima, con una frase scritta che può rileggere. Se arriva un periodo difficile si torna indietro di una fase: fa parte del percorso.

Le quattro fasi
FaseDurata indicativaL'unica cosa che cambia
18-12 settimaneNulla: scheda guidata, cartoncini con la frase intera, promemoria del chatbot a fine risposta.
2almeno 8 settimaneScheda essenziale: cartoncini con il solo inizio della frase.
3almeno 8 settimaneSi toglie dalle istruzioni del chatbot il promemoria finale.
4in avantiCartoncini girati: la frase la costruisce lo studente.

Una cosa non si toglie mai: la domanda portata a una persona.

Cosa osservare

L'indicatore che conta di più è uno solo: quante richieste fa lo studente senza che nessuno gliele suggerisca. Per ogni sessione basta una riga. Per l'aiuto usate tre lettere: A autonomo, C con il cartoncino, V con un'indicazione a voce.

Griglia di osservazione, una riga per sessione
DataRichieste al chatbot (A, C, V)Ha trovato da solo cosa non capiva?Ha chiesto di nuovo quando la risposta non bastava?Domanda a una persona: fatta? A chi? (A, C, V)«Ho finito» o «Ho capito tutto» detto da solo?
Esempio4 (1 A, 3 C)Sì, una parolaNoSì, all'insegnante di storia (C)No

Il chatbot, a fine sessione, scrive un breve riepilogo con il numero di domande fatte e la domanda scelta per una persona. È la traccia dello studente: leggetela insieme a lui, non al posto suo.

Telefono e account

  • Il telefono a scuola. La prima mossa richiede una foto degli appunti. La circolare del Ministero dell'Istruzione e del Merito n. 3392 del 16 giugno 2025 vieta l'uso dello smartphone anche nella scuola secondaria di secondo grado, con deroghe quando l'uso è previsto dal PEI o dal PDP. Se volete usare il telefono, scrivetelo nel piano dello studente. In alternativa: un tablet, la fotocamera del computer, oppure le foto scattate a casa.
  • L'account. Dove la scuola lo consente, l'account scolastico è di solito l'opzione più protetta. Le regole sull'età cambiano da servizio a servizio: il progetto ADA tiene una tabella aggiornata delle piattaforme.

Principi UDL applicati

Le considerazioni UDL 3.0 su cui si regge l'attività
Considerazione UDL 3.0Come è applicata
2.1 Chiarire vocabolario e strutture linguisticheLa parola che non si capisce diventa una richiesta, e la risposta arriva in frasi brevi con un esempio.
4.2 Accesso a tecnologie e strumenti accessibiliIl chatbot è usato come strumento, configurato con istruzioni pubbliche che lo tengono al suo posto.
5.3 Fluenza con supporto graduatoFrase intera, poi solo l'inizio, poi nessun cartoncino: il supporto si riduce secondo un calendario.
6.4 Monitorare il proprio progressoA fine sessione lo studente conta le domande fatte al chatbot e alle persone.
8.2 Ottimizzare sfida e supportoDue schede con due livelli di guida, sulla stessa sequenza.
8.3 Collaborazione e interdipendenzaOgni sessione finisce con una domanda a una persona: chiedere è un gesto che si fa con gli altri.

Leggi come progettiamo tutte le lezioni accessibili

Limiti dichiarati

  • È una versione 0.1: l'attività è appena stata progettata ed è in sperimentazione da ottobre 2026. Questa pagina verrà aggiornata con quello che emerge dall'uso.
  • Il chatbot può sbagliare anche con buone istruzioni. Le schede lo dicono allo studente, e le istruzioni vanno provate con gli scenari di prova del progetto ADA prima di consegnarle.
  • Le interfacce dei chatbot cambiano spesso: per questo i passaggi tecnici (come aggiungere una foto) li scrive l'adulto sulla scheda, e non sono stampati.
  • Non c'è ancora una versione per chi usa la comunicazione aumentativa e alternativa, che richiederebbe simboli al posto delle frasi scritte.
  • I PDF hanno la struttura a tag per gli screen reader, ma non sono ancora stati verificati con PAC 2024.

Scarica e contatti

Chi ha curato questa attività

Ivan Ferrero è psicologo e psicoterapeuta, cyberpsicologo e docente di sostegno nella scuola secondaria di secondo grado. Si occupa di pratica clinica, didattica inclusiva e formazione degli insegnanti.

Se usi l'attività, raccontami com'è andata: è così che la versione 0.1 diventa uno strumento verificato.

Fonti e crediti