Perché succede
Le due opzioni che ti vengono in mente sono tutte e due sbagliate. Se lo assecondi, lo lasci andare a sbattere e poi non ha nessuno a cui tornare, perché avevi detto di sì. Se lo smonti, non ti crede: sente solo che non credi in lui, e da quel momento difende il progetto per difendere se stesso. Nella mia pratica vedo che il sogno grande quasi mai è il vero oggetto della discussione, ed è quello che rende inutile discuterne.
Cosa puoi fare
- Non dire né sì né no. Chiedi il primo passo. «Ok. Che cosa serve fare per arrivarci, e qual è la prima cosa, quella di questo mese?» Non stai giudicando l’obiettivo, stai chiedendo la strada, ed è lì che la conversazione diventa possibile.
- Costruite insieme le tappe intermedie. Se il sogno è l’ingegneria aerospaziale, le tappe sono un corso online, un gruppo di robotica, i voti in matematica e fisica di quest’anno, le università raggiungibili da casa vostra. Un sogno spezzato in passi resta un sogno, ma diventa verificabile.
- Fallo parlare con qualcuno che quella strada l’ha fatta davvero. Non per fargli cambiare idea: per dargli la misura. Una mezz’ora con una persona che ci è passata gli dice quello che sei mesi di discussioni con te non gli diranno mai, e senza che nessuno debba avere torto.
- Fissate prima i punti in cui si verifica. Fra tre mesi e fra sei, si guarda insieme che cosa è successo delle tappe. Decidere adesso quando si controlla evita che il controllo sembri un agguato, e gli lascia la possibilità di cambiare rotta senza doverlo chiamare fallimento.
Cosa evitare
Non usare l’ironia sul suo progetto, nemmeno bonaria: se lo ridicolizzi non lo abbandona, lo porta fuori casa, dove nessuno lo aiuta. Ed evita di preparargli tu il piano B, perché diventa la prova che il piano A non ci credevi davvero.
Quando chiedere aiuto
Guarda che cosa succede quando il progetto salta, perché è lì che si vede la struttura. Se dopo il no si chiude in camera e ci resta, se smette di interessargli anche quello che gli piaceva prima e non solo quella strada, se il modo in cui parla di sé diventa stabile invece che legato alla delusione, il quadro non è più una delusione. Due settimane così, quasi tutti i giorni, spesso in forma di irritabilità e non di pianto, con il sonno o l’appetito cambiati, sono una soglia.