Emozioni ogni età Una conversazione
Dalla collana Genitori senza stress · dal libro Dietro il silenzio

Mio figlio è convinto che non troverà mai nessuno

Perché succede

Dopo qualche tentativo andato male, tuo figlio ha smesso di leggere quei tentativi come episodi e ha iniziato a leggerli come una sentenza: non è «non ha funzionato con lei», è «c’è qualcosa di sbagliato in me». Intorno, il confronto lavora contro di lui, perché vede solo le storie degli altri che riescono, mai i loro tentativi falliti. Da lì nasce il giro chiuso: si convince di non essere abbastanza, quindi non ci prova, quindi non succede niente, quindi si convince di più.

Cosa puoi fare

  1. Non contraddire la previsione. «Vedrai che troverai qualcuno» è la frase che gli fa chiudere la conversazione: non hai prove, e lui lo sa.
  2. Sposta la domanda. Da «cosa c’è di sbagliato in me» a «che cosa è successo, con quella persona». La prima non ha risposta, la seconda sì, ed è la sola su cui si può lavorare.
  3. Nomina il confronto per quello che è. Quello che vede degli altri è la parte riuscita. Dirglielo non risolve, ma gli toglie l’idea di essere l’unico a cui va storta.
  4. Fagli sentire che va bene com’è adesso, non quando avrà risolto. Se percepisce che anche per te è una mancanza da colmare, smette di parlartene.
  5. Tieni aperta la porta senza forzarla. Una frase sola, tipo «se ti va di parlarne io ci sono», e poi il silenzio. Su questo tema l’insistenza di un genitore umilia.

Cosa evitare

Non fare da agenzia: presentargli qualcuno, spingerlo a uscire con la figlia di un’amica, dirgli come dovrebbe vestirsi o comportarsi. Ed evita «sei un ragazzo d’oro, non capisco»: gli conferma che il problema resta inspiegabile, quindi suo.

Quando chiedere aiuto

Qui la soglia non è la solitudine, è la disperazione. Proponigli un percorso con uno psicoterapeuta se la frase «non sarò mai abbastanza» è diventata quotidiana e va avanti da mesi; se ha smesso di uscire del tutto; o se il tema ha invaso tutto il resto, cioè studio, lavoro, amicizie, sonno. Se ha più di diciotto anni la richiesta d’aiuto deve partire da lui, quindi il tuo compito non è prenotare la seduta ma dirgli chiaramente che questo è un dolore di cui si può parlare con un professionista. Se compaiono frasi sul non valere la pena di esistere, contatta il medico lo stesso giorno.

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Dietro il silenzio

Quello che tuo figlio non ti dice

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