Perché succede
Dall’esterno sembra pigrizia, dentro è un calcolo. Il tempo speso su qualcosa che potrebbe non funzionare gli sembra sprecato, mentre il tempo speso su niente non chiede conto a nessuno: è il paradosso per cui passa sei ore davanti a uno schermo pur di non passarne una su una cosa sua. Nella mia pratica vedo che chi rimanda ha quasi sempre già deciso come andrà a finire prima di cominciare, e a quel punto cominciare diventa davvero inutile.
Cosa puoi fare
- Non contraddire la previsione. Se dice «tanto non funzionerà», rispondere «ma no, vedrai» la rinforza, perché lo costringe a difenderla. Accoglila e affiancale un’altra possibilità, senza toglierle il posto: «può darsi. E può anche darsi di no».
- Conta i tentativi, non i risultati. Quasi sempre c’è una lista di volte in cui ci ha provato che nessuno ha mai messo in fila. Dirle ad alta voce, una per una, cambia la storia che si sta raccontando su di sé.
- Riduci il passo finché non diventa quasi ridicolo. Non «avvia il progetto», ma «scrivi tre righe di che cosa sarebbe». Il passo giusto è quello che si riesce a fare anche in una serata storta.
- Togli la scadenza e lascia l’ora. Un’ora, un giorno alla settimana, senza obiettivo di risultato. La scadenza rimette in mezzo il verdetto, ed è il verdetto la cosa che sta evitando.
- Di’ una frase sola e poi fai silenzio. Una, corta, e nessun discorso intorno. Lo spazio che resta è quello in cui può entrare lui.
Cosa evitare
Non fargli l’elenco delle cose che potrebbe fare: ogni voce dell’elenco è un’altra occasione per fallire, e la lista aumenta la paralisi invece di scioglierla. Ed evita la parola «potenziale», che detta da un genitore suona come un conto aperto che prima o poi andrà pagato.
Quando chiedere aiuto
Rimandare qualcosa è normale. Il passaggio che conta è quando «questa cosa non mi è riuscita» diventa «io sono fatto così», e la frase resta anche davanti alle prove contrarie. Guarda soprattutto se, dopo una cosa andata male, comincia a evitare anche ambiti che non c’entrano niente: è lì che il blocco si sta allargando. Uno o due mesi sono indicativi, e conviene non rimandare oltre il trimestre.