Emozioni 14-18 anni Una conversazione
Dalla collana Genitori senza stress · dal libro Dietro il silenzio

Mio figlio dice che è inutile impegnarsi: c'è chi è più bravo

Perché succede

Perché ha smesso di misurarsi con ieri e ha cominciato a misurarsi con il mondo intero. Prima di internet il metro erano i compagni di classe, e in una classe si può essere il terzo. Adesso, qualunque cosa provi a fare, in trenta secondi trova qualcuno che la fa meglio di lui, spesso più giovane. Nella mia pratica vedo che il pensiero non nasce dalla pigrizia: nasce da un confronto che nessun impegno può vincere, e allora smettere diventa l’unico modo di non perdere.

Cosa puoi fare

  1. Non contraddirlo. Se gli dici che non è vero, ti porta le prove e la conversazione è finita. Accogli e affianca: «hai ragione, ce ne sono di più bravi. E resta vero che due mesi fa quel pezzo non ti usciva».
  2. Chiedi i nomi. Non «tutti su internet», ma chi di preciso. Quanti anni ha, da quanto suona, quante ore al giorno ci mette, chi glielo ha insegnato. Il confronto con un’entità astratta non si può reggere, quello con una persona concreta sì.
  3. Conta le prove, non i risultati. Quante volte ci ha riprovato, quante ore ci ha messo. È il conto che nessuno fa, e sentirlo dire ad alta voce da te sposta la storia che si sta raccontando.
  4. Stai sul passo successivo, non sul traguardo. Il pezzo dopo, non «diventare bravo». Un obiettivo grande, in questo stato, è solo un altro modo di dimostrarsi che è inutile partire.

Cosa evitare

Non usare la frase «basta impegnarsi»: nella sua esperienza è già falsa, e te la squalifica come interlocutore. Ed evita di rispondere con i tuoi risultati o con quelli di un fratello: gli aggiungi un confronto in casa a quello che ha già fuori.

Quando chiedere aiuto

Il segnale non è la frase, è dove si allarga. Se dopo aver mollato la chitarra comincia a mollare cose che non c’entrano, lo sport, gli amici, lo studio, il «non serve» è diventato una regola generale su di sé e non un giudizio su una cosa. Guarda anche quando «è andata male» si trasforma in «sono fatto così» e resta lì anche quando qualcosa gli riesce. Indicativamente uno o due mesi, senza urgenza ma senza lasciar passare il trimestre.

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