Emozioni ogni età Una conversazione
Dalla collana Genitori senza stress · dal libro Dietro il silenzio

Mio figlio dice che ormai è tardi per i suoi sogni

Perché succede

«È tardi» quasi mai è una valutazione sui tempi. È il modo in cui si dice una cosa più difficile da ammettere, cioè che non si sente all’altezza, e dirlo così fa meno male perché dà la colpa all’orologio invece che a sé. Nella mia pratica vedo che la frase arriva spesso proprio quando le possibilità reali si sono ristrette per la prima volta, non quando sono finite: è il primo restringimento vero, non l’ultimo, e per chi lo attraversa la differenza non si vede.

Cosa puoi fare

  1. Non contestare la frase. «Ma cosa dici, hai tutta la vita davanti» raddoppia la convinzione, perché gli dice che non hai capito e che con te di quella cosa non si può parlare. Comincia da «capisco che ti sembri così».
  2. Affianca un’altra possibilità senza togliere la sua. «Può essere che sia tardi per come lo avevi immaginato. E può anche essere che ci sia una versione di quella cosa che non hai ancora considerato.» Due strade che stanno insieme, invece di una da smentire.
  3. Conta i tentativi ad alta voce. Quasi sempre c’è un anno di prove che nessuno ha registrato. Ricostruirle una per una cambia la storia che si sta raccontando, e la cambia con dei fatti, non con un incoraggiamento.
  4. Riporta la conversazione al prossimo passo piccolo. Non il piano generale di ripresa, che da lì sembra irraggiungibile: una cosa sola, questa settimana, che duri mezz’ora. Il piano grande è esattamente ciò che conferma che è tardi.
  5. Di’ una frase e poi fai silenzio. Lascia lo spazio invece di riempirlo. Le cose che contano, in queste conversazioni, arrivano dopo la pausa che ti sembra troppo lunga.

Cosa evitare

Non portare esempi di gente che ce l’ha fatta a quarant’anni: sente la funzione consolatoria e ti classifica tra quelli che non capiscono. Ed evita di trasformarlo in un progetto con obiettivi e verifiche, perché aggiunge una scadenza a chi sta già annegando in una scadenza.

Quando chiedere aiuto

Il segnale da guardare non è la frase ma la perdita di piacere: se smette di interessargli anche quello che gli piaceva senza fatica, e se il modo in cui parla di sé è diventato stabile («sono un fallito») invece che legato alla giornata. Due settimane così, quasi tutti i giorni e per gran parte della giornata, spesso sotto forma di irritabilità più che di tristezza, sono il momento di farsi aiutare. Guarda anche sonno, appetito e ritiro dagli amici.

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Dietro il silenzio

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