Che cosa fai
Due giorni per individuare soltanto le generalizzazioni di tuo figlio. Nei due successivi, fai pratica con le domande che le riportano a un caso.
Che cosa guardi
Le frasi che valgono per tutti i casi senza eccezioni: «è sempre in ritardo», «nessuno mi capisce», «non riesco mai a fare niente». La porta è sempre la stessa, riportarle a un momento e a una persona: «chi non ti capisce?», «che cosa non riesci a fare?». Servono anche: qual è l’eccezione alla regola, da quando succede, che cosa cambierebbe provando altrimenti. Guarda dove va l’attenzione dopo: dal generale a un fatto su cui si può lavorare.
Dove si inceppa
Le domande diventano una confutazione a raffica. Ne basta una, e poi si sta zitti: serve a riaprire, non a vincere.
Quando puoi passare oltre
Quando dopo una tua domanda porta un esempio concreto invece di ripetere la frase assoluta.
Se noti questo, fermati
Se la generalizzazione smette di riguardare quello che fa e comincia a riguardare quello che è, «sono fatto così» al posto di «ho sbagliato», e resta anche davanti a prove contrarie. E se dopo un fallimento evita aree che non c’entrano: non oltre il trimestre.