Bias cognitivi 14-18 anni Una conversazione
Dalla collana Genitori senza stress

Come reagisco se mio figlio parla male di chi è diverso?

Perché succede

Quasi sempre quella frase non è sua. È il modo in cui il gruppo segna il confine tra chi è dentro e chi è fuori, e ripeterla è la quota che paga per restare dentro. Nella mia pratica vedo ragazzi che liquidano come «sfigati» esattamente le persone che erano fino a un anno prima, e che nel dirlo non sono a loro agio. Il fastidio che senti tu, in forma più confusa, lo sente anche lui: per questo la strada che funziona non è la condanna, è togliere alla frase l’anonimato che la protegge.

Cosa puoi fare

  1. Ferma la frase, non la persona. «Questa cosa qui in casa non la diciamo» detta una volta sola, con calma, senza aggiungere altro. Il confine va posto; la predica che segue lo cancella.
  2. Chiedi di chi è. «Chi è che lo dice, di preciso?». Una frase di gruppo, quando deve essere attribuita a una persona con un nome, perde immediatamente forza e lui comincia a sentirne il peso.
  3. Riportalo alla persona concreta. «Come si chiama? Che cosa ha fatto di preciso?». Un’etichetta si difende, una persona con un nome e una storia molto meno. È lo spostamento che riapre il pensiero.
  4. Guardate qualcosa insieme e commentate. Un film, una serie, un video: chi è il buono, chi il cattivo, e in base a cosa? È il modo meno frontale per allenarlo a riconoscere gli stereotipi, e non parla mai direttamente di lui.
  5. Fagli vedere che si può non essere d’accordo e restare. Raccontagli una volta in cui hai preso una posizione scomoda in un gruppo, e come è finita, anche se è finita male. Dissentire ha un costo reale: fingere che non ce l’abbia non lo aiuta.

Cosa evitare

Non trasformarlo nel processo a un ragazzo cattivo: si difenderà, e per difendersi dovrà credere davvero a quello che ha detto per caso. Ed evita di rispondere con una lezione lunga, perché la lunghezza gli dice che è un tema tuo e non suo, e smette di ascoltare al terzo minuto.

Quando chiedere aiuto

Qui la cosa da guardare è che cosa gli costa restare in quel gruppo: se per non essere lui il prossimo bersaglio rinuncia a persone, luoghi o attività che gli piacevano, sta evitando, e l’evitamento è il segnale vero. E c’è un punto in cui non si aspetta: se le parole diventano esclusione mirata e ripetuta verso un compagno, si interviene subito, coinvolgendo anche la scuola.

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