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Le sue resistenze sono capricci o paura vera?

Perché succede

Dall’esterno un capriccio e una paura si somigliano molto: stesso tono, stessa ostinazione, stesse porte sbattute. La differenza non sta nella scena ma in che cosa la resistenza gli costa. Nella mia pratica vedo che i genitori se ne accorgono tardi, non perché non guardino, ma perché guardano il momento della lite, che è il posto in cui le due cose sono più simili.

Cosa puoi fare

  1. Guarda il costo. Un capriccio serve a ottenere qualcosa. La paura, quasi sempre, gli fa perdere qualcosa che vorrebbe: l’invito a cui rinuncia, la gita che salta, la prova che evita.
  2. Guarda l’estensione. Se la resistenza è solo su questa cosa, è una trattativa. Se compare ogni volta che qualcosa è nuovo, indipendentemente da che cosa sia, stai guardando un modo di funzionare.
  3. Guarda quello che non ti dice. I piani per evitare, le cose rimandate, un silenzio comparso di colpo. La paura vera lavora di nascosto molto più di quanto non gridi.
  4. Chiedi lo scenario. «Secondo te cosa succederebbe?» Un capriccio non ha uno scenario e cambia argomento; una paura ce l’ha, dettagliato, e a volte è la prima volta che lo dice ad alta voce.
  5. Chiedigli di raccontare, non di giustificarsi. «Spiegami perché» mette in tribunale. «Raccontami come te la immagini» lascia parlare.

Cosa evitare

Non decidere in mezzo alla lite quale delle due cose sia: nel momento più caldo sbaglierai, e la conclusione a cui arrivi resterà come etichetta. Ed evita di dirgli «sei esagerato», perché è la frase che gli toglie la possibilità di raccontarti la paura vera anche quando c’è.

Quando chiedere aiuto

La resistenza diventa un problema quando gli presenta il conto: rinuncia a occasioni che gli interessano davvero, non solo a quelle che gli sono indifferenti, e quando la resistenza salta non prova sollievo ma vergogna per come si è comportato. Guarda quante cose sta lasciando fuori adesso, più che da quanti mesi dura: la soglia utile è quella funzionale e arriva prima.

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