Lavoro su di sé ogni età Una decisione
Dalla collana Genitori senza stress · dal libro 96 giorni per capire tuo figlio

Che cosa voglio ottenere davvero dal rapporto con mio figlio?

Perché succede

È una domanda che sembra retorica e non lo è. «Voglio un rapporto migliore» non è un obiettivo, è un desiderio: non dice che cosa faresti diversamente domani, e soprattutto non dice come faresti a sapere di esserci arrivato. Nella mia pratica vedo che finché resta a questo livello di genericità produce due effetti, entrambi cattivi: ogni giornata storta sembra una smentita, e nessuna giornata buona sembra abbastanza. Definire che cosa vuoi non serve a essere efficienti: serve a poterti accorgere di quello che ottieni.

Cosa puoi fare

  1. Scrivi in una riga che cosa vorresti fosse diverso. «Che mi racconti le cose prima e non dopo», «che si possa discutere senza urlare», «che venga da me quando è in difficoltà». Concreto, non nobile.
  2. Se ne esce più di uno, elencali e scegline uno. Non perché gli altri non contino, ma perché su tre fronti insieme non si vede mai se qualcosa si muove.
  3. Vai sotto e chiediti a che cosa serve. Che cosa cambierebbe per lui se ci arrivassi? E per te? È la parte che tiene in piedi il lavoro quando i risultati non si vedono ancora.
  4. Traduci l’obiettivo in un comportamento tuo. «Che si fidi di me» non è nelle tue mani; «rispondere senza commentare la prima volta che mi racconta un guaio» sì, ed è la strada per il primo.
  5. Stabilisci come lo riconoscerai. Un fatto che, se accade, ti dice che ci sei: una conversazione arrivata in fondo, una notizia data spontaneamente, una settimana senza scontri.

Cosa evitare

Non fissare obiettivi che riguardano quello che deve fare lui: sono i più naturali da scrivere e i più frustranti da inseguire, perché ti mettono ad aspettare un cambiamento che non puoi produrre. Ed evita gli obiettivi formulati al negativo (non litigare, non urlare, non ignorarlo), perché non dicono che cosa fare al loro posto.

Quando chiedere aiuto

Mentre metti a fuoco quello che vuoi, tieni d’occhio quello che gli sta succedendo. Il segnale non è la tristezza ma la perdita di piacere: smette di interessargli anche quello che prima gli piaceva, e il modo in cui parla di sé diventa stabile invece che reattivo. Due settimane continuative, quasi tutti i giorni e per gran parte della giornata. Guarda anche sonno, appetito, rendimento, amici e attività lasciate cadere.

PDF

Scarica la scheda in PDF

Una pagina, da stampare.

Scarica il PDF ↓
Il libro

96 giorni per capire tuo figlio

Entra in relazione e stabilisci un rapporto empatico con tuo figlio in 96 giorni

Il libro su Amazon

Altre schede su lavoro su di sé

Tutte le schede Tutte le schede su lavoro su di sé