INCLUDE — Settimana 12–18 Ottobre 2026
Le audizioni in Senato sul DL 170/2026 hanno dato al decreto la sua prima vera opposizione tecnica: Ianes contesta il PEI scritto a giugno e congelato per ciclo, il Garante nazionale chiede che sia il bisogno e non l’organico a decidere le ore, FLC CGIL propone di spostare il PEI al 15 novembre. Dalla Finlandia una coorte di 2.000 bambini seguiti dalla prima alla terza media mostra che i sintomi ADHD erodono nel tempo la comprensione del testo, non la decodifica: un argomento empirico per un PEI che si aggiorna. Su AI e screening della dislessia, un risultato negativo ben fatto ricorda che un algoritmo può confondere la lingua madre con il disturbo.
♿ INCLUDE — Settimana 12–18 Ottobre 2026
TL;DR: Le audizioni in Senato sul DL 170/2026 hanno dato al decreto la sua prima vera opposizione tecnica: Ianes contesta il PEI scritto a giugno e congelato per ciclo, il Garante nazionale chiede che sia il bisogno e non l’organico a decidere le ore, FLC CGIL propone di spostare il PEI al 15 novembre. Dalla Finlandia una coorte di 2.000 bambini seguiti dalla prima alla terza media mostra che i sintomi ADHD erodono nel tempo la comprensione del testo, non la decodifica: un argomento empirico per un PEI che si aggiorna. Su AI e screening della dislessia, un risultato negativo ben fatto ricorda che un algoritmo può confondere la lingua madre con il disturbo.
🔴 Segnale forte
Il PEI di giugno arriva in audizione, e non regge alla prova dell’ICF
La settimana delle audizioni alla 7ª Commissione del Senato sul ddl S. 2053 (conversione del DL 170/2026) ha prodotto tre critiche convergenti sull’articolo 1, quello che riscrive il PEI. Il 12 ottobre Dario Ianes ha messo in fila tre punti (Tecnica della Scuola): redigere a giugno il PEI dell’anno successivo significa progettare su condizioni che a settembre saranno cambiate (docenti, compagni, competenze dell’alunno); congelare PEI e ore fino al cambio di grado non ha fondamento pedagogico, perché nel modello ICF la disabilità è l’interazione tra persona e ambiente e cambiano entrambi; dichiarare valido il GLO anche senza una componente, se regolarmente convocata, rischia di legittimare riunioni frettolose senza famiglia e senza servizi sanitari.
Il 14 ottobre l’Autorità garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità, per voce di Antonio Pelagatti, ha portato la stessa linea con un linguaggio istituzionale: «Sono i bisogni dell’alunno, e non l’organico disponibile, a dover stabilire il sostegno necessario», la partecipazione della famiglia non può diventare il passaggio che si salta quando mancano i tempi, e il decreto manca di raccordo con la riforma della disabilità e il Progetto di Vita (Orizzonte Scuola; NewsIstruzione). Il Garante ha depositato una memoria con proposte di modifica. Dopo l’audizione del 15 ottobre, FLC CGIL ha reso noti i propri emendamenti: spostare il termine del PEI dal 15 ottobre al 15 novembre, stabilizzare in organico di diritto i posti in deroga con un piano pluriennale, abrogare la conferma del supplente di sostegno su richiesta delle famiglie (NewsIstruzione).
Intanto le scuole lavorano nel vuoto della fase transitoria. Il decreto è in vigore dal 1° ottobre e presuppone PEI approvati a giugno che quest’anno non esistono; la lettura prevalente è che GLO e PEI vadano convocati e redatti come sempre finché il Ministero non emana note di chiarimento (Orizzonte Scuola). Il dato operativo per chi coordina l’inclusione è questo: il testo ora dice che il PEI «definisce, con adeguata motivazione» le ore di sostegno, non più che le «propone». La motivazione diventa quindi l’oggetto da curare, ed è lì che un’osservazione documentata e multi-informante (vedi sotto) fa la differenza.
Livello di evidenza: posizioni di esperti, autorità e sindacati su un atto normativo, non studi d’efficacia. Ma l’argomento di Ianes ha un appoggio empirico indiretto nel paper della settimana, che mostra quanto il profilo funzionale di un alunno si sposti da un anno all’altro. Emendamenti entro il 20 ottobre, Aula dal 3 novembre (Orizzonte Scuola).
Fonti: Tecnica della Scuola, Ianes · Orizzonte Scuola, Garante · NewsIstruzione, Garante · NewsIstruzione, FLC CGIL · Orizzonte Scuola, fase transitoria · Orizzonte Scuola, calendario
📡 Altri fili
ADHD a scuola: chi osserva, e che cosa cambia nel tempo
Due lavori indicizzati questa settimana parlano direttamente a chi compila un PDP o la sezione osservativa di un PEI. Il primo è lo studio finlandese descritto sotto: i sintomi di disattenzione e iperattività non predicono cali nella fluenza di lettura né nel calcolo, ma predicono cali successivi nella comprensione del testo (Psyridou et al., JCPP). Il secondo è una meta-analisi su 11 studi e 8.796 bambini sull’accordo tra genitori e insegnanti nelle scale di sintomi ADHD: kappa complessivo 0,25, cioè basso; più alto nei campioni scolastici (0,31), quasi nullo nei campioni clinici (0,07) (Fu et al., Frontiers in Psychiatry). Livello di evidenza: revisione sistematica con meta-analisi, pochi studi ed eterogeneità alta (I² 76%).
Letti insieme dicono una cosa pratica: il disaccordo tra casa e scuola non è rumore da eliminare, è informazione sul contesto, e l’insegnante è un informatore con un punto di vista proprio, non un validatore della diagnosi. Per un PEI che deve «motivare» le ore, verbalizzare in modo esplicito le divergenze tra le osservazioni di famiglia, docenti e specialisti è più difendibile che riportare un quadro uniforme.
Fonti: Psyridou et al., 2026 · Fu et al., 2026
Transizione alla vita adulta: quando l’orizzonte si restringe dall’alto
Il 14 ottobre Education Week ha analizzato le ricadute scolastiche della scelta del Dipartimento di Giustizia statunitense di non applicare più le linee guida su Olmstead, la sentenza del 1999 che impone servizi nel contesto più integrato possibile (EdWeek). La legge non cambia, l’IDEA continua a richiedere piani di transizione dai 16 anni, ma i ricercatori temono un segnale di aspettative più basse sulla vita indipendente. Meghan Burke (Vanderbilt) sposta il fuoco sul punto che ci riguarda: molti insegnanti specializzati conoscono poco i servizi per adulti, e senza quella conoscenza il piano di transizione resta sulla carta.
Sul versante degli interventi, Journal of Pediatric Psychology pubblica lo sviluppo di Families FORWARD, programma di pianificazione della transizione centrato sulla famiglia e co-progettato con giovani autistici, genitori e professionisti (Long et al.). Livello di evidenza basso: studio pilota non randomizzato su 14 famiglie, che centra tutti i benchmark di fattibilità e accettabilità ma non dimostra efficacia. Interessante per noi il modello: coach di comunità, a distanza, su comunicazione familiare, definizione condivisa degli obiettivi e navigazione dei servizi, cioè esattamente le competenze che il Progetto di Vita (D.Lgs. 62/2024) chiede di costruire e che il Garante, in audizione, ha lamentato non siano raccordate con il PEI.
Fonti: Education Week · Long et al., 2026
AI per l’inclusione: i risultati negativi che servono
Il contributo più utile della settimana sull’AI è un risultato negativo. Un gruppo del Vellore Institute ha rianalizzato GRAPHOS, approccio che usa reti di correlazione tra compiti cognitivi gamificati per lo screening della dislessia, sul dataset Dytective (3.644 partecipanti, 392 con dislessia): nessun guadagno rispetto a un classificatore standard (AUC 0,888 contro 0,888), e soprattutto un confondente demografico. La prevalenza di dislessia nel dataset varia di 4,7 volte a seconda che la lingua madre sia o no quella del test, quattro colonne demografiche da sole arrivano ad AUC 0,72, e includerle produce un tasso di falsi positivi dodici volte diverso tra gruppi linguistici (Frontiers in Digital Health). Livello: studio metodologico di validazione su dati secondari.
Sullo stesso registro, una meta-analisi sulla realtà virtuale per bambini e adolescenti con ADHD (13 studi, 928 partecipanti) trova segnali positivi sulle funzioni esecutive (g 1,15) ma un effetto incerto sui sintomi comportamentali, eterogeneità del 92% e certezza GRADE molto bassa in tutti i domini (Zhou et al., Frontiers in Psychiatry). E una network meta-analisi su 35 RCT e 1.694 bambini autistici vede un effetto moderato degli interventi non farmacologici sugli esiti cognitivi (SMD 0,54), con interventi socio-comportamentali e assistiti da tecnologia o robot più chiari solo sulla cognizione socio-emotiva, l’unico dominio con una rete abbastanza connessa; per attenzione e memoria di lavoro le reti sono troppo povere per confronti (Zheng et al., Asian Journal of Psychiatry).
Fonti: GRAPHOS re-examined · Zhou et al., 2026 · Zheng et al., 2026
🔬 Paper della settimana
Psyridou, Torppa, Vasalampi, Poikkeus, Lerkkanen, van Bergen, ADHD symptoms and learning difficulties: co-occurrence and directionality from Grades 1 to 9, Journal of Child Psychology and Psychiatry, ottobre 2026 (DOI).
Domanda: i sintomi ADHD ostacolano l’apprendimento, le difficoltà di apprendimento alimentano i sintomi, o entrambi dipendono da fattori comuni? Metodo: coorte longitudinale di circa 2.000 bambini finlandesi seguiti dalla prima elementare alla terza media (7–16 anni), con fluenza di lettura, calcolo e comprensione misurati ripetutamente; sintomi valutati dagli insegnanti fino alla quarta e auto-riferiti dalla sesta. Modelli cross-lagged a intercetta casuale (RI-CLPM), che separano la componente stabile della persona dalle oscillazioni anno per anno. Livello: studio osservazionale longitudinale, ampio e ben modellato, non sperimentale.
Risultati: chi ha una difficoltà di apprendimento ha 4,3–4,6 volte più probabilità di averne un’altra, ma solo 1,1–1,8 volte di avere ADHD: la co-occorrenza tra DSA è molto più forte di quella con l’ADHD. Tolta la componente stabile, i sintomi ADHD non predicono la fluenza né il calcolo, ma in più momenti predicono un calo successivo nella comprensione del testo, che richiede attenzione sostenuta.
Per la classe: in un alunno con ADHD la decodifica può tenere mentre la comprensione cede negli anni in cui i testi si allungano, tipicamente nel passaggio alla secondaria. Questo suggerisce di monitorare la comprensione in modo specifico (non solo la correttezza della lettura), di introdurre strategie di comprensione esplicite e di frammentazione del testo prima che il divario si apra, e di trattare il profilo come mobile. È anche, indirettamente, un argomento contro un PEI congelato per l’intero ciclo.
🇮🇹 Ponte Italia
Il confronto più istruttivo di questa settimana è tra due modi di rendere prevedibile l’inclusione. L’Italia sceglie la via procedurale: PEI anticipato a giugno, ore stabilizzate per ciclo, GLO valido anche se incompleto. L’Inghilterra, dentro la riforma SEND che continua ad approvare piani locali (Shropshire è l’ultimo, il 17 ottobre, con il ripiano del 90% del deficit storico: Shropshire Live), obbliga ogni scuola ordinaria a pubblicare entro il 31 dicembre 2026 una propria strategia di inclusione su sette aree, dalla leadership alla didattica di qualità alle alleanze con le famiglie, sostenuta da un fondo dedicato di 400 milioni di sterline l’anno (EdTech Innovation Hub). Una stabilizza il documento individuale, l’altra responsabilizza l’organizzazione.
Il nostro PAI ha già la forma di quella strategia, ma raramente ne ha la sostanza. Un’opportunità concreta per le scuole italiane, a prescindere da come finirà il decreto, è usare il PAI di quest’anno come documento di strategia vero: chi coordina, come si fa intervento precoce, quale formazione per i docenti curricolari, come si raccolgono e si conciliano le osservazioni di famiglia e scuola. È anche la risposta più solida all’obiezione del Garante: se le ore vanno motivate, la motivazione regge meglio quando poggia su un sistema di osservazione condiviso e documentato.
Sul fronte AI, il caso GRAPHOS ha una ricaduta diretta: in classi dove convivono molte lingue madri (e il DL 170 introduce proprio un tetto del 30% per gli alunni non italofoni), uno strumento di screening addestrato senza controllare la lingua rischia di etichettare come dislessia ciò che è apprendimento dell’italiano come L2.
🧭 Tendenze della settimana
Il filo comune è la tensione tra stabilità amministrativa e variabilità della persona. I decisori cercano documenti e budget che non si muovano; la ricerca longitudinale ricorda che i profili si muovono, e che il disaccordo tra osservatori è un dato. Sull’AI il campo sta maturando: crescono i lavori che pubblicano risultati nulli, controllano i confondenti e dichiarano certezza GRADE bassa, il che è buona notizia per chi deve scegliere strumenti senza farsi trascinare dal marketing. Sulla transizione, la regressione delle aspettative negli Stati Uniti mostra quanto il diritto alla vita indipendente dipenda da quanto gli insegnanti conoscono il mondo dei servizi per adulti, un nodo che il Progetto di Vita italiano deve ancora sciogliere nella pratica.
📌 Da tenere d’occhio
- Emendamenti al DL 170/2026 (scadenza 20 ottobre) e testo che arriverà in Aula il 3 novembre: soprattutto se passeranno lo spostamento del PEI a novembre e il vincolo di partecipazione di famiglia e servizi al GLO.
- Eventuale nota ministeriale sulla fase transitoria del PEI per l’a.s. 2026/27: finché manca, le scuole procedono per interpretazione.
- Strategie di inclusione delle scuole inglesi in scadenza il 31 dicembre: un archivio pubblico di esempi utili per ripensare il PAI.
- Revisione delle linee guida Olmstead annunciata dal DOJ statunitense: un test di quanto la cornice giuridica condizioni le aspettative sulla transizione.