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Tratto mio figlio in modo diverso perché è maschio o femmina?

Perché succede

Quasi sempre sì, un poco, e senza saperlo. Il giorno in cui hai saputo se aspettavi un maschio o una femmina, la tua mente aveva una sola informazione su tuo figlio, e la cultura in cui sei cresciuto ci ha appoggiato sopra una storia intera, fatta di frasi dei parenti, colori della cameretta e regali già scelti. È il bias di genere, e lo hanno misurato in sala parto già nel 1974 (Rubin, Provenzano e Luria): neonati uguali per peso e salute venivano descritti più delicati se femmine e più robusti se maschi. Quella storia non è rimasta nella cameretta, ha continuato a scegliere al posto tuo.

Cosa puoi fare

  1. Ritrova una frase di allora. «Sarà un tipo tosto», «sarà la mia principessa», oppure quella che diceva tua madre: scrivila con le parole esatte.
  2. Chiediti che cosa decide ancora oggi. Che cosa gli permetti e che cosa gli chiedi, che cosa non gli chiedi perché «non è da lui», che cosa non le permetti perché «è una ragazza». Non serve rispondere subito, basta accorgerti che la domanda ha una risposta.
  3. Guarda la stessa scena con due figli. Se lui che alza la voce «ha carattere» e lei che alza la voce «fa una scenata», o il contrario, stai leggendo la storia e non la scena.
  4. Rileggi le scelte grandi. La scuola superiore, lo sport, il pianto consolato a lungo o tagliato corto: erano decisioni prese guardando lui, o le hai trovate già prese?

Cosa evitare

Non farne un processo a te stesso: non è stata cattiveria né leggerezza, è una storia arrivata prima di lui. E non usare la frase di allora per spiegare chi è oggi: riguardava un bambino che non esisteva ancora, e quello che è nato ha avuto anni per mostrarti che è un altro.

Quando chiedere aiuto

Guarda se rinuncia a cose che vorrebbe fare per non essere visto: lascia uno sport, un corso, un modo di vestire o un interesse perché «non è da maschio» o «non è da femmina», e teme come lo guarderanno. Il riferimento è di mesi, ma la soglia vera arriva prima, quando l’evitamento si allarga: rifiuta inviti che prima accettava, evita lo spogliatoio, non parla più in classe.

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