Perché succede
No, ma è normale pensarlo, perché ogni presente ci sembra il punto d’arrivo. Quoidbach, Gilbert e Wilson (2013) hanno chiesto a più di diciannovemila persone quanto fossero cambiate negli ultimi dieci anni e quanto pensassero di cambiare nei prossimi: a ogni età si vedevano molto cambiate e si prevedevano quasi ferme. È l’illusione della fine della storia, e in casa vale per lui («ormai è cresciuto così») e per te («ormai sono fatto così»). Arrendersi è un modo di riposare, ma non porta pace: si continua a litigare, sulle cose piccole.
Cosa puoi fare
- Riconosci la frase quando arriva. «Il dado è tratto», «più di così non si può»: arriva una sera, dopo l’ennesima discussione uguale alle altre, ed è stanchezza che parla con la voce di una constatazione.
- Guardala su tutti e due. Fra dieci anni sarai un genitore diverso da quello di stasera, come quello di stasera è diverso da quello che spingeva il passeggino; e a sedici anni lui cambia più che in qualunque altro momento della vita.
- Guarda su che cosa litigate. Calzini, piatti, luci accese tutte le sere, e mai la scuola che non va o l’amico che non vedi più in casa: sulle cose piccole ti senti capace, su quelle grandi no.
- Scrivi una riga: «la cosa importante che sto evitando è…». Non devi affrontarla domani: averla scritta basta perché un calzino non ne prenda più il posto.
Cosa evitare
Non rimproverarti per i calzini: è l’energia che resta che cerca qualcosa da fare. Ma non lasciare che diventino l’unico argomento di casa, perché tuo figlio impara che da voi si parla di calzini, e la cosa grande resta lì senza nessuno che la guardi.
Quando chiedere aiuto
Se la cosa importante che stai evitando è un figlio che si chiude, non aspettare i sei mesi dei manuali: la soglia utile è un mese di rifiuto della scuola, oppure tre mesi in cui le uscite si riducono e il sonno si sposta sulla notte. Il segnale che cambia il quadro è quando smette di rifiutare le proposte e comincia a non registrarle. Il ritiro si nutre di sé: non passa da solo.