Perché succede
Gli inneschi (in inglese trigger) sono pulsanti invisibili che, una volta premuti, ti fanno reagire in modo sproporzionato rispetto alla situazione, e vengono quasi sempre da ferite passate mai del tutto elaborate. Lui ti dice «lasciami in pace» dalla porta, tre parole dette senza nemmeno alzare la voce, e dentro di te qualcosa esplode: non è quella frase a ferirti, è una ferita più antica che la frase ha toccato, un rifiuto o un’esclusione che hai conosciuto da ragazzo, una porta che si era chiusa molto prima della sua.
Cosa puoi fare
- Ripensa a freddo all’ultima reazione sproporzionata. Quale frase, quale tono, quale gesto l’ha accesa.
- Misura la distanza fra la causa e la reazione. Più è grande, più è probabile che tu stia rispondendo a qualcosa di vecchio.
- Chiediti a che cosa, nella tua storia, somiglia quella scena. Un genitore che non ascoltava, un fratello preferito, una porta chiusa di allora: non serve risolverla, basta vederla.
- Riconosci il pulsante mentre lo premono. Basta dirti «ecco, è quello» perché la reazione perda un po’ del suo automatismo e tu possa rispondere con più calma.
- Annota quelli che si ripetono. Dopo qualche settimana di solito sono due o tre, sempre gli stessi, e conoscerli è già metà del lavoro.
Cosa evitare
Non chiedere a tuo figlio di non premere più i tuoi pulsanti: li preme senza saperlo, e il lavoro di disinnescarli è tuo. E non rimproverargli l’impulsività con la stessa impulsività, che è il modo più rapido per insegnargliela.
Quando chiedere aiuto
Anche lui ha i suoi pulsanti, e quasi sempre stanno dove si è sentito sbagliato. Se dopo una caduta passa da «è andata male» a «sono fatto così», e comincia a evitare anche cose che non c’entrano, non rimandare oltre il trimestre: è il passaggio dall’episodio all’identità.